giovedì 19 settembre 2013

Dormire, svegliarsi. Cose così.

Lo scrittore irlandese Robert Lynd probabilmente conosceva i miei genitori, perché scrisse: "Nessun essere umano ritiene che un altro essere umano abbia il diritto di restare a dormire quando lui invece si sta alzando."
Sante parole.
Tra i vari diritti di cui mi vedo privata in casa mia, il diritto al sonno è quello che più mi affascina e turba allo stesso tempo. Sembra incredibile ma io non ho la facoltà di poter dormire quanto e quando voglio.
Il che, oltre a sballare i naturali ritmi del mio orologio interno che tenta disperatamente di accordarsi con i ritmi circadiani senza trovar pace (leggete "L'orologio della salute", affascinante libro che tratta di queste tematiche), mi dà fastidio da morire.

Ma dite un po', parentes: sapete che la privazione del sonno era (è?) utilizzata come forma di tortura?!
Ma dico io, a 26 anni posso essere io vittima delle vostre paturnie per cui se uno si alza alle 9 di mattina invece che alle 7 (o alle 5, come mio padre, che non riesce a dormire, ma cosa ne posso io?!?!) è un essere abietto e da disprezzare?
A quanto pare, posso.

No, non sono arrabbiata.
Però continuo a sbadigliare. Ecchecavolo.
Buona giornata.

Nessun commento:

Posta un commento