venerdì 10 febbraio 2012

Lettera alla vita

"Caro amore mio,
vorrei ringraziarti perché attraverso di te ho capito il valore della vita e di come ognuno di noi è responsabile della propria e di quella degli altri.
Me lo hai insegnato tu, senza dire nemmeno una parola, come avviene spesso per le cose importanti, quelle che poi ci rimangono maggiormente impresse.
Ho capito che questo nostro esistere è un dono stupendo, che Dio ci fa gratuitamente, senza alcun nostro merito; ho capito anche che non è così scontato accettarlo e che forse ogni tanto bisognerebbe soffermarsi un po’ di più a riflettere sulla sua importanza.
La creazione di un nuovo essere umano è un evento incredibile e miracoloso: a un tratto, qualcosa che non c’era inizia ad esistere, ad essere. Dal nulla, si crea un prodigio, una creatura nuova che racchiude in sé l’immagine di Dio e, proprio per questo, da Lui è amata, protetta, curata.
Tu, piccolino mio, come ogni uomo sei stato uno di questi prodigi.
Tutto ciò, poi, è reso possibile da un ulteriore mistero: Dio sceglie di realizzare il progetto di una nuova vita chiedendo la collaborazione di altre sue creature; così, un uomo e una donna si trovano ad essere co-creatori del Creatore supremo, e sono rivestiti di così grande onore e dignità da meritare tale privilegio.
Non ne hanno meriti, né diritto, ma il Signore nella sua bontà infinita sceglie di renderli partecipi di quel miracolo che si chiama vita.
Io tutto questo un tempo non lo sapevo, e ho creduto di poter disporre di me, del mio corpo e di quello altrui come preferivo, senza troppi pensieri, preoccupazioni, attenzioni. Non sapevo di essere tempio dello Spirito Santo e nemmeno pensavo che la mia dignità fosse racchiusa anche nella scelta di come disporre della mia fisicità e femminilità. Non mi sono preoccupata di preservarmi come quel tesoro prezioso che invece sono, in quanto donna e creatura di Dio, e nemmeno ho posto cura e attenzione nell’accogliere il corpo di un altro con il dovuto rispetto.
Conseguenze: questa parola non ha significato finché non ti si presenta davanti, chiara in tutta la sua urgenza, improvvisa e definitiva. Pensiamo sempre di avere un’altra chance, un modo per rimediare, per tirarcene fuori … troppe volte siamo convinti che ogni nostra azione sia in qualche modo riparabile, che nulla sia “per sempre”. E così continuiamo a sbagliare, salvo poi inciampare una volta di troppo e cadere rovinosamente sotto al peso di un’azione più ardita di altre.
Vedi, amore mio, se ora ti avessi vicino forse potrei spiegartelo più chiaramente, in maniera più semplice, così che anche la tua mente di bimbo riuscirebbe a capire: a volte osiamo troppo, a volte compiamo quelle scelte che hanno conseguenze inalterabili … ma, codardi e irresponsabili, non le vogliamo accettare, e alla scelta di Dio di creare un nuovo uomo non fa seguito la scelta degli uomini di accoglierne la nascita.
Perché, mi chiederesti: perché il nostro cuore non ascolta sempre la voce di Dio e troppo spesso non risponde al suo richiamo.
A volte abbiamo paura e, con la vista annebbiata da questo sentimento, non riusciamo a vedere il bene infinito che viene riversato continuamente su di noi, soprattutto nel momento in cui ci viene chiesto di collaborare con Dio e dire “sì” a una nuova creatura, un nuovo Progetto … e decidiamo di eliminarlo.
Molti si nascondono dietro al fatto che, poiché non si vede, poiché è troppo piccolo, poiché non ha ancora le sembianze di un essere umano come noi siamo abituati a vedere, allora non si può considerare “uomo”. Ma cosa sarebbe allora?
Quando sei stato creato tu, fin dal primo istante hai avuto un’anima, che, sempre fin dal primo istante, ha brillato in tutta la sua bellezza e già anelava al Signore; da subito sei stato creatura di Dio e Lui subito ti ha cercato, voluto, amato.
E il grembo della tua mamma dallo stesso istante è stato partecipe di quella luce meravigliosa, culla di una nuova anima, di un nuovo progetto d’amore.
Se fossi qui, bimbo mio, manifesteresti ancora lo splendore che ti ha generato, e saresti per me continua memoria dell’infinita grazia ricevuta con la possibilità di esserti madre.
Ma, come dicevo, a volte l’uomo decide di interrompere il nuovo progetto che si sta formando e deliberatamente , con l’arroganza propria di chi si erge a giudice di ciò che non gli appartiene, sceglie di porvi fine: questo è l’aborto.
L’aborto è ciò che più ci allontana dalla nostra umanità. Se anche una madre può uccidere il proprio figlio, da quale male potremo mai essere preservati?
Se anche il legame più sacro e naturale viene messo in pericolo e distrutto, quali certezze ci rimangono? Con che coraggio ci chiamiamo ancora “uomini”?
Cos’è l’aborto, piccolino mio, tu purtroppo lo sai bene: se oggi non posso spiegarti tutto questo tenendoti tra le braccia, assaporando il tuo profumo di bimbo, perdendomi nel tuo sguardo impotente e fiducioso, è perché io, liberamente, ho scelto per te che la tua vita non continuasse. Ho deciso, calpestando indegnamente l’onore della condizione di madre, di dire “no” al Signore e dirlo anche a te.
Dio perdona i nostri peccati quando legge nel nostro cuore che ne siamo pentiti, ma la cicatrice causata da una scelta sbagliata rimane per sempre.
Tu resterai una possibilità incompiuta e io, di rimando, una madre incompleta.
La tua assenza è riempita solo dal pentimento e dal dolore, da cui però scaturisce incessante la preghiera per preservare altri bimbi da questo orrore, altre madri e padri da questo errore, altri cuori dalla dilaniante pena causata dal rifiuto dell’amore.

La tua mamma"

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