sabato 26 febbraio 2011

L'ultima idea bislacca

L'ultima idea bislacca che mi è passata per la mente è che potrei andare in Erasmus!
Inizialmente era solo un'idea originale che ritenevo irrealizzabile, ma più ci pensavo, più prendeva forma e mi appassionava...
La meta sarebbe l'Haute école de la province de Liège, ovvero un'università situata a Liegi, Belgio, a un centinaio di km da Bruxelles. Più ci penso e più mi piace.
Ho controllato i corsi, sono abbastanza corrispondenti a quelli previsti dall'università di Genova. Sarebbe una straordinaria occasione per imparare bene il francese: se nel mio futuro vedo davvero l'Africa (e la vedo, eccome se la vedo!) questa lingua mi tornerebbe utilissima, visto che in molti paesi africani viene parlata come lingua principale.
Ho già compilato la domanda, ora mi rimane da risolvere il problema della consegna: lunedì inizio il tirocinio in ospedale (chirurgia protesica sto arrivando!) ed è per me impossibile andare a Genova negli orari di apertura dell'ufficio di Mobilità Internazionale (corrispondono ovviamente ai miei orari di lavoro!).
Questo però non è che un microscopico e insignificante problemino che riuscirò sicuramente a risolvere... Ci vuole ben altro per fermarmi!

lunedì 14 febbraio 2011

Allenamento sui lati...

Mi sto allenando a guardare il lato positivo delle cose. Non sempre mi riesce a dir la verità, ma ci sono momenti in cui mi complimento con me stessa... Come l'altro giorno, in cui avrei meritato un premio!
Dovendo andare a fare ripetizioni di matematica (condizione essenziale per essere studente universitario è la totale devozione alla povertà), mi imbacucco stile omino Michelin e mi avvio verso il motorino. Mi immaginavo già a sfrecciare a tutta velocità sulla via Romana, costeggiata dagli ippocastani (da evitare accuratamente mentre si adopera il suddetto mezzo a motore), con il vento tra i capelli e la sciarpa svolazzante al seguito... 
Questo se io avessi un motorino che funziona, che si accende quando lo vuoi accendere e si spegne altrettanto diligentemente. Invece no! Fatto il primo tornante, a causa del rallentamento, il caro motociclo si spegne improvvisamente e inizia a rallentare lentamente ma inesorabilmente. Mi fermo del tutto, scendo sconsolata e lo metto sul cavalletto; poi inizio a sudare sette camicie per tentare di rimetterlo in moto. Ora, voi che passate il vostro tempo ad andare in palestra per dimagrire, smettetela e fate come me! Diventate proprietari di un rottame a due ruote che richiede il fabbisogno energetico di una settimana per essere rimesso in moto! Dopo 10 minuti a infierire sulla pedalina, insultandola ogni volta che si bloccava e mi perforava il piede, ho deciso di fare una pausa e riprendere fiato (nel frattempo, alla faccia della temperatura invernale, ero già finita in maglietta). Mi sono seduta sulla sella, gomiti puntati sulle ginocchia e mento affondato nel palmo delle mani, broncio fino a terra. Avevo appena iniziato a pensare che il mondo intero ce l'aveva con me, che non era giusto, che l'intero creato mi odiava e c'era in corso un qualche complotto cosmico per rendermi la giornata un inferno (avete mai notato come un problema che se capita a un altro ci sembra una sciocchezza, quando capita a noi aumenta notevolmente di dimensioni?), quando ho preso coscienza dello spettacolo meraviglioso che si apriva davanti ai miei occhi. Sì perchè, nella mia cosiddetta sfortuna, il motorino mi si è fermato su una strada a strapiombo sul mare e da cui si ammira un panorama pazzesco: da destra a sinistra l'immensa massa d'acqua marina brillava sotto il sole invernale, riflettendo l'azzurro di un cielo terso e limpido, incorniciata da entrambe le parti da due lembi di terra coperti di colline verdeggianti... A dir poco meraviglioso!
Il mio broncio si è subito trasformato in un abbozzo di sorriso, il mio nervosismo è scivolato via, proprio come la barchetta che si intravedeva all'orizzonte, e tutta la visione del problema ha cambiato radicalmente significato. Certo, il motorino era ancora fermo, ma quel piccolo contrattempo mi aveva costretto a fermarmi e ad accorgermi del posto meraviglioso in cui vivo. Ho colto quindi il lato positivo della faccenda e tutto ha assunto un nuovo senso!

Ah, il motorino alla fine, dopo un altro po' di sudore, è ripartito e io sono riuscita a portare a termine la mia lezione sull'elevamento a potenza e l'estrazione di radice senza altri intoppi!

martedì 1 febbraio 2011

La vita segreta di un' (aspirante) infermiera italiana

La vita da aspirante infermiera continua, e direi alla grande, con il superamento di esami vari ed eventuali. Aprono le danze un 30 e lode di istologia e un 27 di anatomia 1, seguiti a ruota da un bel 29 in chimica e un onorevolissimo 28 in biologia e genetica. Non potrei chiedere di meglio! Certo la mia croce, lo scoglio più alto, il mio incubo non ha fatto sapere se è stato superato: i risultati di fisica e statistica non si sanno ancora!
In attesa di conoscere l'esito dell'esame più lungo della storia (ben 3 ore, alla fine dovevamo tutti fare una pipì lunghissima), fervono i preparativi per il tirocinio, che inizierà il 28 febbraio!
Le divise sono state consegnate, i fogli di valutazione visionati, le ciabatte sono state comprate, le analisi del sangue sono state fatte. Quest'ultimo evento è testimoniato, inoltre, dall'enorme ematoma che fa bella mostra di sè sul mio braccio sinistro, opera impeccabile e notevole dell'infermiera che mi ha fatto il prelievo. Le avevo detto che di solito lo faccio sul braccio destro, ma lei era troppo impegnata a lamentarsi con le colleghe del fatto che non ci sono finestre nella stanza e che faceva caldo (il 24 gennaio???), così non mi ha ascoltata. Infila l'ago, aspetta un po', e poi esclama: "Ops, questa vena è un po' sfiancata..." Molto lentamente mi giro, mi guardo il braccio, e constato che non è UN PO' sfiancata, ma è proprio esplosa in un bellissimo e gonfio lago azzurro/verdastro sottocutaneo... Guardo il mio braccio, guardo l'infermiera. Le dico: "Di solito li faccio sul destro." E lei: "E perchè non me lo hai detto?". Mi prende l'altro braccio e mi buca.
Sono andata via con entrambe le braccia distese davanti a me, senza la possibilità di piegarle, una per il dolore e l'altra perchè mi era stato proibito per almeno 5 minuti. Sembravo una deficiente.
In questo momento il mio bel lividone è ancora presente, pur avendo cambiato colore in un grazioso nero/violaceo.

In attesa di ulteriori affascinanti avvenimenti (che si spera non richiedano la partecipazione delle mie vene), vado a fare l'orlo ai pantaloni della divisa. A quanto pare studiare non rende più alti...