Questa donna era così dominata dal delirio di colpa che si gettava in terra, disperata, in ginocchio e gridava: "E' colpa la mia! E' colpa mia di tutte le rapine, è colpa mia se è saltata la bomba nella banca, è colpa mia delle vergogne che si vedono in giro! Sì, colpitemi! Freddate questo sangue maledetto!"
Non valevano gli psicofarmaci, non valeva nessuna cura.
Lei aveva due bambini, e il marito, venendola a trovare, mi aveva detto: "Se sapesse com'è cambiata! Era così tenera, così affezionata ai nostri bambini...".
Tutti i sentimenti e gli affetti, quindi, erano spariti. Era sotto il dominio, l'assoluto dominio, la tirannia nazista, del delirio di colpa.
Quando un giorno, lentamente, questo stato mentale si attutì. Scivolò lentamente verso la normalità.
E miracolosamente vidi assistere alla rinascita dei sentimenti, degli affetti. E come erano freschi, erano puri! Quasi mai mi era sembrato di udire una madre parlare con tale semplicità e nello stesso tempo profondità dei suoi bambini. E con che particolari mi raccontava di quando erano più piccoli, di quella volta che furono malati, eccetera...
Un giorno provai anch'io felicità ascoltandola, perché mi sembrò di capire... forse era un'illusione, ma sentii formidabilmente dentro di me, almeno dentro di me, che i sentimenti sono puri e intoccabili.
Come medico di manicomio mi sembrò di scoprire che è la mente che è maledetta, è nella mente che si annida il serpe della follia. Il cuore, gli affetti, rimangono puri. Si ritirano come in esilio di fronte al dominio, alla forza dei deliri.
E in questa donna del contado, ma dalla natura provvista di una forte mente, era appunto accaduto che il suo intelletto, per una qualche misteriosa ragione, si era armato di furore diabolico e aveva scacciato i sentimenti, che però erano rimasti intatti. E anzi, quando la mente si era placata, erano tornati mondi, innocenti, puri e invincibili.
Mario Tobino
(Viareggio, 1910 – Agrigento, 1991)
Scrittore, poeta e psichiatra