sabato 6 novembre 2010

I miei ragazzi.

A volte capita di renderti conto che ti sono stati fatti dei doni stupendi.
Oggi ho avuto l'ennesima conferma di quanto sia meravigliosa la vita e di come, lungo il percorso che contraddistingue la mia, io abbia incontrato varie persone eccezionali con cui condividere la strada.

Questo pomeriggio incontro i "miei" ragazzi: un gruppo di 12-13-14enni caratterizzati dalle qualità di tutti quelli della loro età, in particolare una voglia di vivere incontenibile che mi lascia sempre affascinata.
Ho la presunzione di chiamarli "miei", ma non ho la pretesa di credere che lo siano davvero. Il mio è un modo per tenerli vicini, perchè perderli sarebbe un dolore troppo grande, lascerebbero un vuoto difficilmente colmabile.
Sono insicuri, i miei ragazzi, a volte un po' incerti, spesso mi fanno tenerezza per i timori e le paure che riconosco essere stati anche miei, per la dolcezza che mi riservano quando si interessano a me, per il calore con cui ti salutano e ti fanno sentire parte del gruppo.
Eravamo seduti tutti in cerchio, ad ascoltare delle testimonianze di vite bellissime, e girando lo sguardo li ho guardati tutti, uno per uno. Ho pensato a quanto fosse speciale averli tutti lì, a condividere un momento tutti insieme, e ho pensato che non ci sarebbe stato altro posto dove avrei voluto essere.
Sono speciali, i miei ragazzi. Sono coloro di cui dovrei essere educatrice e che invece mi educano ogni volta su cosa significhi voler bene e dedicarsi all'altro.

Ho sempre pensato che la felicità, quella vera, non esistesse. Che fosse qualcosa di irraggiungibile, di troppo elevato, una pretesa eccessiva. Pensavo di dovermi accontentare.
Mi sbagliavo.